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1) Dal punto di vista della linea politica EF e IC non sono uguali? Perché allora presentare due mozioni? Non è che alla fine IC è collaterale ai partiti?
E’ vero che EF e IC non si differenziano molto dal punto di vista delle rivendicazioni politiche. Tuttavia, non basta fare la lista delle buone idee che ci diciamo da anni, bisogna anche essere in grado di perseguirle concretamente. Infatti, a differenza di EF, IC propone alcune priorità strategiche che da una parte sono conseguenti ad un ragionamento coerente attorno al recupero del rapporto con la comunità LGBT e dall’altra necessitano di essere veramente perseguite con strumenti organizzativi adeguati. In questi ultimi anni, infatti, da una parte Arcigay ha perso in gran parte la credibilità e il riconoscimento da parte della comunità LGBT, e dall’altra ha perso anche la capacità di perseguire concretamente la linea politica che dichiarava.
IC allora propone di focalizzarsi su 6 priorità strategiche rispetto alle quali la segreteria dovrà impegnarsi politicamente con un referente per ciascuna priorità: laicità, parità di diritti, lotta all’omofobia e alla discriminazione, salute e prevenzione HIV, rapporti con il movimento e rapporti con il territorio. IC chiede che la segreteria sia chiamata ad elaborare e proporre percorsi politici precisi e adeguati, e a relazionare ogni anno sui risultati conseguiti da ciascun componente di segreteria nell’ambito delle priorità ad esso assegnate. Delle 6 priorità fanno parte anche i rapporti con il territorio e i rapporti con il movimento, come ambiti fondamentali su cui la riflessione di Arcigay deve tornare ad essere pienamente politica se vuole davvero recuperare la fiducia della comunità LGBT.
L’accusa di collateralismo è invece facile e ingiusta e riflette in realtà unclima isterico di caccia alle streghe nei confronti di chi è volontario in Arcigay e si impegna anche nella lotta politica dei partiti. Abbiamo detto chiaramente di essere favorevoli alle incompatibilità tra ruoli dirigenziali nell’associazione nazionale e nei partiti. EF sostiene di pensare ad un rapporto con la politica che ha come interlocutore le istituzioni e non i partiti. IC sostiene la necessità primaria di un confronto con le istituzioni (si parla chiaramente di advocacy, di lobbying e di sindacato), ma sostiene anche che non si può prescindere nemmeno dall’esistenza di partiti che di fatto, in particolare nel contesto italiano, pesano enormemente e ideologicamente nella guida delle istituzioni.
Risibile è anche l'accusa che IC sarebbe collaterale al PD: magari al PD interessasero i diritti civili, piuttosto che il deprecabile accordo con i fanatici dell'UDC! E non si può nemmeno basare l'accusa sull'impegno di alcuni di noi nel PD, visto che altri sono impegnati in altri partiti e la maggior parte neppure è impegnata in alcun partito. Piuttosto, anche tra i firmatari di EF ci sono militanti del PD (Cicchitti e Tradigo): si tratta di una tra le tante accuse che EF lancia con l'unico risultato di esasperare il conflitto e avvelenare il percorso congressuale.
Allora, quando IC parla di influire sull’agenda politica si riferisce alla capacità di obbligare, con gli strumenti propri di un’associazione (ovvero le campagne, le manifestazioni, azioni di lobbying e advocacy, ecc.), anche il sistema politico dei partiti ad occuparsi di temi LGBT come temi centrali; quando si riferisce ad un rapporto “non mediato” con i partiti si riferisce all’interlocuzione diretta (e non mediata da singoli in carriera) con i partiti in quanto soggetti politici, in modo aperto e trasparente, mentre non vuol dire trattare al ribasso, vuol dire piuttosto confrontarsi come si fa con qualsiasi altro soggetto politico o istituzionale nell’arena sociale; quando icparla di costruire il consenso intorno ai nostri temi affinché abbiamo più forza anche coloro che dall’interno dei partiti li sostengono, significa semplicemente allargare in tutta la società lo spazio di agibilità di coloro che possono fare lobby, dalle istituzioni, alle aziende, e infine anche ai partiti. Riconoscere che i partiti sono interlocutori come gli altri in un confronto trasparente a tutto campo significa riconoscere la realtà, non essere collaterali.
2) La proposta di redistribuzione delle risorse è assistenzialista e impraticabile. Non vi pare un sistema di redistribuzione a pioggia che non tiene nemmeno conto del fatto che il tesseramento tramite i circoli ricreativi potrebbe crollare presto?
E’ una lettura tendenziosa e scorretta di IC. La critica di EF fa confusionefra l’aspetto del principio di redistribuzione delle risorse e quello della fonte delle stesse. IC ritiene che si debba costituire un Fondo Comitati per la redistribuzione delle risorse economiche ai Comitati.
Dal punto di vista delle fonti, questo fondo dovrebbe essere alimentato anche dal sistema di tesseramento basato sui circoli ricreativi, ma non solo. Quello che IC chiede è semplicemente che si lavori ad un piano di fattibilità per il consolidamento del fondo, a partire da più fonti. Attualmente l’organizzazione dell’associazione include anche le risorse provenienti dal tesseramento nel circuito ricreativo, e da questo si può già partire. Se questa fonte cesserà, si rivaluterà di conseguenza anche il piano di fattibilità. In generale IC condivide l’idea che debbano esserci più pilastri su cui fondare l’approvvigionamento delle risorse economiche, e il circuito ricreativo è ancora attualmente uno di questi. Altro promettente pilastro sarà certamente l’elaborazione di progetti a tutti i livelli territoriali e in generale una nuova strategia di fund raising. Una fonte non esclude l’altra.
Altra questione invece è quella della redistribuzione delle risorse: IC afferma un principio per cui il ritorno al territorio di parte delle risorse provenienti dal territorio stesso è “un diritto” dei comitati che hanno competenza su quel territorio, mentre EF pensa ad un principio diverso per cui il ritorno di quelle risorse è solo una “possibilità” su valutazione del Nazionale. Attualmente tutti i soci residenti nelle province di competenza di un Comitato sono assegnati ad esso: da una parte possono segnarne le sorti nelle assemblee e nei congressi indipendentemente dal fatto di essersi tesserati direttamente col Comitato, e dall’altra i Comitati sono di fatto l’interfaccia politico e di servizio tra l’Associazione nazionale ei soci sul territorio e hanno per questo una grande responsabilità. Il sistema di redistribuzione delle risorse, tuttavia, non è conseguente con questo sistema “politico” di assegnazione dei soci, i comitati hanno responsabilità nei confronti di essi, ma non hanno le risorse che ne derivano: IC afferma che all’attribuzione di competenze e responsabilità deve corrispondere anche l’attribuzione di risorse.
IC chiede che si arrivi ad un sistema a due livelli in cui parte delle risorse provenienti dal tesseramento nel Circuito Ricreativo vengono redistribuite proporzionalmente al numero dei soci di competenza del Comitato (primo livello), con esclusione di quei Comitati i cui bilanci superano una soglia tale da garantirne di fatto l’autosufficienza economica. Le risorse non redistribuite andrebbero ad aumentare poi il Fondo Comitati e a consentire una redistribuzione di secondo livello a progetto. Il livello base comunque, quello che IC pensa come “diritto”, sarebbe garantito a fronte di rendicontazioni di spesa precise in modo da evitare finanziamenti inutili e sperperi. EF propone al contrario un sistema di redistribuzione delle risorse esclusivamente “a progetto”: tale sistema implica l’esistenza di una commissione nazionale che deve valutare i progetti migliori e assegnare le risorse sulla base di punteggi di valutazione, con il risultato che alcuni comitati avrebbero tutto (o qualcosa), altri nulla. Il rischio di una guerra tra poveri è evidente, così come il rischio di alimentare interrogativi in merito alla bontà dei criteri di attribuzione dei punteggi. IC propone di mantenere il sistema “a progetto” come surplus rispetto ad un sistema di base “di diritto”.
3) Il modello federalista di IC non indebolisce lo spirito unitario dell’associazione proponendo di fatto un sistema di comitati locali che “fanno quel che gli pare”?
IC pone le basi per dare una maggiore struttura al rapporto di scambio reciproco tra il nazionale e i comitati territoriali, proprio avvalendosi delle migliori esperienze presenti ad entrambi i livelli. Non a caso, per IC il recupero del rapporto con il territorio e il miglioramento del flusso reciproco di risorse (economiche, strumentali, di know how, umane) sono una priorità strategica.
IC propone infatti che ad un componente di segreteria sia affidata la responsabilità di garantire l’obiettivo di questa priorità strategica, e che un Gruppo di lavoro tematico del consiglio nazionale sia orientato proprio a proporre iniziative che migliorino i rapporti con i comitati, a coordinare e valorizzare le esperienze, a migliorare il sistema complessivo di arcigay e l’interscambio di risorse tra il centro e la periferia, persino ad accompagnare i comitati in fase di nascita e di crescita. Il rapporto con i comitati diventerebbe non più solo un “affare di segreteria”, o un affare tra comitati presenti sullo stesso territorio regionale, ma un vero e proprio tema interno al consiglio nazionale.
4) Anche EF rafforza il ruolo del Consiglio Nazionale rispetto alla Segreteria. Che differenza c’è rispetto ad IC? In che senso IC vuole recuperare il ruolo politico del consiglio nazionale?
La differenza principale tra le due mozioni é che IC si è posta il problema di un Consiglio Nazionale che ha di fatto negli anni perduto la sua capacità di iniziativa politica, perché evidentemente una convocazione 3 o 4 volte l’anno non può consentire al CN di svolgere veramente il suo lavoro, attualmente demandato di fatto alla segreteria.
IC propone di dare (anche con una nuova previsione statutaria) ai Gruppi di lavoro tematico un ruolo nuovo e permanente su tematiche specifiche, come ad es. salute, lotta omofobia, etc., costituiti da consiglieri nazionali (ma non necessariamente, anche referenti “esterni” indicati dai comitati o dal CN stesso) in grado di elaborare e condividere costantemente la linea politica da proporre al consiglio nazionale e alla segreteria, nell’ambito delle previsioni delle decisioni congressuali. Pensiamo a gruppi costituiti in base a criteri di competenza e di operatività, non necessariamente in base a criteri territoriali, devono essere in grado cioè di lavorare concretamente e stabilmente e di proporre contenuti elaborati sia da un punto di vista tecnico, sia da un punto di vista politico. Devono diventare per noi statutariamente organi consultivi a tutti gli effetti. Ossia, ad esempio se Arcigay decide di fare una campagna contro l’omofobia, il gruppo apposito condividerà, tramite sistemi web (email, videoconferenze, etc..), passo per passo la costruzione della campagna, in modo che tale attività terrà conto anche delle reali esigenze dei territori e potrà usufruire delle migliori esperienze presenti in essi. Lo stesso vale per qualunque altro tipo di azione. In tal modo, i consiglieri nazionali, ma i comitati in generale, avranno realmente un ruolo centrale, perché non si troveranno a valutare le azioni da intraprendere solo durante gli incontri nazionali, ma saranno costantemente protagonisti.
Infine IC chiede che si introduca in statuto una norma in base alla quale il COnsiglio Nazionale, con maggioranza qualificata, possa chiedere di andare a congresso. Attualmente il Consiglio Nazionale, infatti, può solo sfiduciare i membri di segreteria che non siano il segretario o il presidente.
5) La scelta di non presentare candidati. Perché non ci mettete la faccia ma criticate il ticket Patané-Trentini?
Non è esatto. Noi ci abbiamo messo la faccia pubblicamente e critichiamo la blindatura del ticket. Solo che non abbiamo presentato candidature.
Da una parte IC è stata presentata da 5 primi firmatari (Enrico Fusco, Michele Breveglieri, Giovanni Caponetto, Carlo Guarino, Fabrizio Sorbara) che hanno dichiarato in una lettera alla lista Comitati di essere disponibili a mettersi in gioco qualora Essere Futuro e i suoi candidati dovessero non ottenere la maggioranza in Congresso Nazionale. Di questi, Enrico Fusco, Michele Breveglieri e Giovanni Caponetto avevano già valutato la possibilità di proporsi in prima persona. Gli scenari, dunque, non sono affatto oscuri e non ci sono inciuci sulla questione dei nomi: IC propone dei nomi eventualmente disponibili, ovvero i primi firmatari e co-autori della mozione, ma ha scelto di non sterilizzare tutto il confronto precongressuale nei Comitati con un mero scontro tra nomi (Patané si, Fusco no; Patané no, Fusco si), lasciando all’esito congressuale del dibattito sulle mozioni il compito di riprendere un confronto per una soluzione il più condivisa possibile anche sulla leadership. La nostra è un’associazione di promozione sociale, non è un partito con leader e capicorrente che si affrontano alle primarie per “prendersi l’associazione”. Dovremmo non dimenticarlo mai.
D’altra parte IC ha contestato l’opportunità politica della scelta fatta da EF di blindare il ticket Patané-Trentini già nella fase precedente la presentazione delle mozioni. Il motivo è semplice, e non è personalistico: Patanè e Trentini sono stati entrambi fino all’ultimo minuto parte di una segreteria arrivata agonizzante, disgregata e litigiosa alle porte del XIII congresso, in un contesto di complessiva inconcludenza della conduzione politica dell’Associazione negli ultimi anni e di compromissione stisciante e grave delle relazioni di fiducia interne alla segreteria e all’Associazione tutta. Proprio per questo la richiesta di IC è sempre stata quella di una rivalutazione più condivisa della proposta per la leadership nazionale: in particolare si è chiesto che almeno uno dei due candidati fosse il più possibile “esterno” alle dinamiche di conflitto incancrenite negli ultimi anni all’interno dell’associazione, proprio a garanzia di tutti e al fine di svelenire il clima. EF ha invece scelto di fare totalmente blocco dall’interno di quelle dinamiche di conflitto.
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